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Da
qualche anno è ormai diventato immancabile l’ appuntamento
primaverile con la pesca allo sgombro. In compagnia di tre o quattro amici
ci si organizza per una o più uscite con una barca adeguata ( non
i soliti barconi da quaranta pescatori ) e specializzata per la pesca
a mosca in mare, nella zona dell’ alto Adriatico. |
Per
pescare gli sgombri con la coda di topo il momento migliore va solitamente
dalla metà di maggio a tutto giugno. In questo periodo i grossi
branchi si avvicinano alle coste, p ortandosi
in fondali relativamente bassi. Basta quindi , una volta individuata la
zona, calare uno o due sacchetti di brumeggio , costituito principalmente
da sarde, e presto gli sgombri saranno a tiro di lenza. Questa tecnica
del brumeggio crea in corrente una scia che mantiene in superficie i pesci.
A questo punto bisogna lanciare e recuperare strippando velocemente. Se
il branco è numeroso e le condizioni meteorologiche sono favorevoli,
è possibile pescarli addirittura a galla con dei piccoli poppers!
Nei momenti più… caldi i pesci entrano in una vera e propria
frenesia alimentare, dando così vita a continui inseguimenti ed
attacchi a galla. In questi casi è buona regola montare finali
con più mosche per effettuare doppiette e triplette a ripetizione.
Per quanto riguarda appunto i finali, la lunghezza che abitualmente impiego
arriva massimo a due metri, usando un fluorocarbon dello 0,25 in punta.
Le mosche, che solitamente sono piccoli Clouser o imitazioni di piccoli
pesciolini in genere, sono montate su ami ovviamente S.W. e le misure
vanno dall’ 8 al 2. |
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| Parlando
di code è utile avere a… bordo una galleggiante, per le situazioni
descritte sopra e nel caso si presentino sulla
scia di pastura delle aguglie, come del resto spessissimo accade; una
sinking tip da 200 grain, che solitamente si rivela la più adeguata
ed infine una 300 – 350 grain per i casi in cui gli amici pinnuti
decidono di mangiare più in profondità. Di scarsa importanza
per questa pesca è a mio avviso il mulinello, visto che solitamente
i pesci vengono recuperati a mano. A riguardo delle canne, una nove piedi
( anche se dalla barca sarebbe meglio forse leggermente più corta
) per coda sette/otto va benissimo. Personalmente, per un maggior divertimento,
uso una nove piedi per coda sei. Insomma anche in questa occasione ci
troviamo di fronte ad un’ esperienza per molti forse nuova e che
magari farà arricciare un pochino il naso ad alcuni in quanto molto
distante dai canoni più classici della pesca a mosca vera e propria,
ma sicuramente molto divertente e che come protagonista ha un pesce che,
pur non raggiungendo taglie notevoli, combatte con una tenacia incredibile
oltre ad essere molto prelibato dal punto di vista culinario. |
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E
proprio a questo proposito voglio suggerire una ricetta per poterlo gustare
al meglio. Dopo aver sviscerato il pesce ( operazione che è opportuno
fare in barca mentre si rientra dopo la battuta di pesca ) e privato di
testa e coda, disporlo in una pentola avendo cura di posizionarlo in piedi
e alternandolo ( alcuni a testa in giù ed altri al contrario )
cercando di stivarlo bene senza lasciare spazi vuoti per evitare che si
muova durante l’ ebollizione. Sommergetelo d’ acqua fre dda
aggiungendo cento grammi di sale fino per ogni litro d’ acqua impiegato,
un bicchiere di vino bianco secco, una carota, una cipolla e una gamba
di sedano. Portate il tutto ad ebollizione e a fuoco molto lento fate
cuocere per quattro ore. A cottura ultimata, eliminata l’ acqua
di cottura, togliete la pelle e, dopo aver aperto a metà il pesce,
eliminate la lisca centrale. Stendete i filetti su un canovaccio pulito
e lasciateli asciugare fino al giorno seguente, tenendoli girati un paio
di volte. A questo punto mettete i filetti in vasetti di vetro ( vanno
benissimo i Bormioli che si trovano facilmente nei supermercati e hanno
il tappo per chiusura ermetica ) con qualche grano di pepe nero ed un
paio di foglie di alloro essiccato. Coprite il tutto con olio di semi
o se preferite di oliva ( importante non utilizzare olio di oliva extra
vergine! ) avendo cura di lasciare circa un centimetro di aria dall’
orlo. Dopo aver ben chiuso i vasetti disponeteli in una pentola capiente
con della carta di giornale interposta tra un vasetto e l’ altro
per evitarne il contatto. Copriteli d’ acqua e fate bollire il tutto
almeno mezz’ ora per ottenere il sottovuoto; ecco il motivo per
cui sconsiglio di utilizzare olio extra vergine d’ oliva, in quanto,
se portato ad ebollizione, dopo qualche settimana tende ad inacidire.
Tolti i vasetti dall’ acqua, fateli raffreddare e riponeteli in
una dispensa. Sono buonissimi anche il giorno dopo, ma più li lascerete
riposare e meglio diventeranno.Provare per credere e … buon appetito! |
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