Pescatorimoscalodi
Saltwater - Sgombri a mosca
Contributo di Antonio Rinaldin

 

 

 

Da qualche anno è ormai diventato immancabile l’ appuntamento primaverile con la pesca allo sgombro. In compagnia di tre o quattro amici ci si organizza per una o più uscite con una barca adeguata ( non i soliti barconi da quaranta pescatori ) e specializzata per la pesca a mosca in mare, nella zona dell’ alto Adriatico.

Per pescare gli sgombri con la coda di topo il momento migliore va solitamente dalla metà di maggio a tutto giugno. In questo periodo i grossi branchi si avvicinano alle coste, portandosi in fondali relativamente bassi. Basta quindi , una volta individuata la zona, calare uno o due sacchetti di brumeggio , costituito principalmente da sarde, e presto gli sgombri saranno a tiro di lenza. Questa tecnica del brumeggio crea in corrente una scia che mantiene in superficie i pesci. A questo punto bisogna lanciare e recuperare strippando velocemente. Se il branco è numeroso e le condizioni meteorologiche sono favorevoli, è possibile pescarli addirittura a galla con dei piccoli poppers! Nei momenti più… caldi i pesci entrano in una vera e propria frenesia alimentare, dando così vita a continui inseguimenti ed attacchi a galla. In questi casi è buona regola montare finali con più mosche per effettuare doppiette e triplette a ripetizione. Per quanto riguarda appunto i finali, la lunghezza che abitualmente impiego arriva massimo a due metri, usando un fluorocarbon dello 0,25 in punta. Le mosche, che solitamente sono piccoli Clouser o imitazioni di piccoli pesciolini in genere, sono montate su ami ovviamente S.W. e le misure vanno dall’ 8 al 2.
Parlando di code è utile avere a… bordo una galleggiante, per le situazioni descritte sopra e nel caso si presentino sulla scia di pastura delle aguglie, come del resto spessissimo accade; una sinking tip da 200 grain, che solitamente si rivela la più adeguata ed infine una 300 – 350 grain per i casi in cui gli amici pinnuti decidono di mangiare più in profondità. Di scarsa importanza per questa pesca è a mio avviso il mulinello, visto che solitamente i pesci vengono recuperati a mano. A riguardo delle canne, una nove piedi ( anche se dalla barca sarebbe meglio forse leggermente più corta ) per coda sette/otto va benissimo. Personalmente, per un maggior divertimento, uso una nove piedi per coda sei. Insomma anche in questa occasione ci troviamo di fronte ad un’ esperienza per molti forse nuova e che magari farà arricciare un pochino il naso ad alcuni in quanto molto distante dai canoni più classici della pesca a mosca vera e propria, ma sicuramente molto divertente e che come protagonista ha un pesce che, pur non raggiungendo taglie notevoli, combatte con una tenacia incredibile oltre ad essere molto prelibato dal punto di vista culinario.
E proprio a questo proposito voglio suggerire una ricetta per poterlo gustare al meglio. Dopo aver sviscerato il pesce ( operazione che è opportuno fare in barca mentre si rientra dopo la battuta di pesca ) e privato di testa e coda, disporlo in una pentola avendo cura di posizionarlo in piedi e alternandolo ( alcuni a testa in giù ed altri al contrario ) cercando di stivarlo bene senza lasciare spazi vuoti per evitare che si muova durante l’ ebollizione. Sommergetelo d’ acqua fredda aggiungendo cento grammi di sale fino per ogni litro d’ acqua impiegato, un bicchiere di vino bianco secco, una carota, una cipolla e una gamba di sedano. Portate il tutto ad ebollizione e a fuoco molto lento fate cuocere per quattro ore. A cottura ultimata, eliminata l’ acqua di cottura, togliete la pelle e, dopo aver aperto a metà il pesce, eliminate la lisca centrale. Stendete i filetti su un canovaccio pulito e lasciateli asciugare fino al giorno seguente, tenendoli girati un paio di volte. A questo punto mettete i filetti in vasetti di vetro ( vanno benissimo i Bormioli che si trovano facilmente nei supermercati e hanno il tappo per chiusura ermetica ) con qualche grano di pepe nero ed un paio di foglie di alloro essiccato. Coprite il tutto con olio di semi o se preferite di oliva ( importante non utilizzare olio di oliva extra vergine! ) avendo cura di lasciare circa un centimetro di aria dall’ orlo. Dopo aver ben chiuso i vasetti disponeteli in una pentola capiente con della carta di giornale interposta tra un vasetto e l’ altro per evitarne il contatto. Copriteli d’ acqua e fate bollire il tutto almeno mezz’ ora per ottenere il sottovuoto; ecco il motivo per cui sconsiglio di utilizzare olio extra vergine d’ oliva, in quanto, se portato ad ebollizione, dopo qualche settimana tende ad inacidire. Tolti i vasetti dall’ acqua, fateli raffreddare e riponeteli in una dispensa. Sono buonissimi anche il giorno dopo, ma più li lascerete riposare e meglio diventeranno.
Provare per credere e … buon appetito!
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