Pescatorimoscalodi
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Marco Acacci

 

 

 

Marco Acacci è stato per tutti noi, e per chi ha avuto il piacere di conoscerlo, un soggetto alquanto interessante. Lanciatore dalle capacità fuori dal comune (con la coda faceva tutto quello che voleva) amava molto disquisire di pesca in modo originale e con una mimica tutta sua. Testardo, forte delle sue convinzioni e conscio delle sue grandi capacità.
Quì di seguito una sua personalissima riflessione sul mondo della pesca a mosca....
Punti di vista, piacevoli trasgressioni....

Gli argomenti in cui spaziare, sono o possono essere molteplici. Ma da dove iniziare è sempre facile o difficile. La risposta più ovvia potrebbe essere: si va a pescare per catturare, non v’è dubbio. Di contro andremmo a cacciare farfalle. Ma ... chiudiamo subito il discorso. Comunque vada, siamo bravi, appagati, divertiti ed in pace con noi stessi. Tuttavia, questa, è la classica lama a doppio taglio, o spada di Damocle, la domanda con la risposta inevasa.

Allora, evadiamo con un perentorio: “pescatori si nasce o si diventa”? Molti di noi da ragazzi, si sono avvicinati alla pesca per predisposizione, altri per voglia di approfondimento, molti hanno pescato con vari sistemi, altri hanno conosciuto solo la pesca a mosca. I primi, come si dice, hanno alle spalle un retroterra pieno di tante esperienze compreso il decantato senso dell’acqua, che non è riservato a pochi “eletti” (per il quale comunque non esiste bacchetta magica), ma che forse, è un poco come il segreto di Pulcinella. Furbizia ed esperienza si fondono bene quindi in questa prima categoria. I secondi, quelli con partenza da zero, chi più o chi meno, hanno raggiunto il traguardo, con tante tappe in salita, e qualcuno sta pedalando ancora! All’arrivo risultano senz’altro tutti più o meno bravi, scoprendo lungo il viatico tanti segreti. A tal proposito, il mio viaggio accidentato di pescatore a mosca, iniziò nel 1984, e, come gli appartenenti al primo gruppo, erano quasi venti anni che pescavo affrontando varie specialità: la canna fissa, il cucchiaio, la camoleria, persino a fondo, pescando a volte sino all’alba, (la bilancia non l’ho mai usata).All’inizio del viaggio, subii un trauma; mi sentivo confuso, entravo in un contesto, dove tutto suonava diverso, del tipo: « la pesca a mosca, comporta a monte, un discorso culturale condito anche di altre alchimie»!In realtà, non esisteva un preciso filo conduttore, così mi sentivo un pesce fuor d’acqua.

Decisi di tornare sui miei passi, alle vecchie passioni. Ma, il fascino della pesca a mosca, intesa come tale, sottilmente mi avvelenava. Il passo era breve, la mia vecchia amica, pesca a razzolo, chiamata volgarmente camoleria, mi iniziò “insegnandomi” come si usavano esche rigorosamente artificiali, piccole o medie ninfe. Si catturava di tutto, dalle speci pregiate ai cari ciprinidi. Il mio interesse andava ben oltre la cattura relativa e, fine a se stessa. Mi chiedevo :< Cosa succederà sotto?> Quella meravigliosa esplosione che all’improvviso rompeva la superficie, o creava cerchi concentrici con tempi e ritimi precisi, scatenava una logica riflessione:<... Da sempre i pesci prendono insetti! > Visto che nessuno è disposto a regalarti nulla, presi la decisione, che fu la svolta definitiva. Contattai un “grande” della pesca a mosca e via, a scuola. Soddisfazioni tante, sacrifici abbastanza e purtroppo qualche delusione. Insomma fugai molti dubbi. Complessivamente un’esperienza positiva, che ha dato i suoi frutti.

Ho imparato tantissime cose inerenti al “sistema”, ivi compresa, una raffinata tecnica di lancio. < A scuola s’impara a pescare!> Dubbio o ritornello? Alcuni “esperti”  sostengono il contrario! Io, sull’esperienza, avrei da ridire, ma non mi interessa. A pescare ho imparato molto prima, rubando quà e là, il punto e la qualità; è solo questione di metodo. Non ho la presunzione di collocarmi a certi livelli, tanto meno mi ritengo bravo. Se mi è concesso,almeno capace!Ad ognuno il proprio spazio, guai il contrario, ogni tanto, è consigliabile rimettersi in discussione, è un bagno salutare. Vecchi attori che vanno e vengono, nuovi attori, comparse, nessuno escluso, tutti parliamo di pesca. Ho notato tra le comparse, principianti o neofiti, un senso di confusione che io stesso provavo anni fa. Che sia colpa del filo conduttore? Ora,  abbiamo un grosso bagaglio, se vogliamo, culturale. Sfruttiamolo a dovere anche nelle cose all’apparenza semplici, si parli finalmente un’unica lingua. Le comparse, attori futuri, non sono solo spettatori, questi a teatro pagano il biglietto ed a spettacolo finito se ne vanno.

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