Pescatorimoscalodi
Opinioni -
Lettera all' U.P.S. di Sondrio
Foto e testo di Antonio Arnanno

 

 

 

Gent.mi signori dell’UPS,
sono un ragazzo di Lodi, e le righe che seguono identificano il pensiero di chi scrive in questo momento e di chi come me, vive la Valtellina ogni sabato in esperienze di pesca da due anni a questa parte.
Il sottoscritto è da otto anni che può dire di divertirsi pescando in Valtellina, dopo che amici di Como, spettatori felici dello spettacolo “Valtellina” negli anni d’oro, hanno fatto sì che mi decidessi a pescare nel comprensorio montano della Valtellina e della Valchiavenna.
Dopo anni di pesca, in torrenti e laghi alpini facenti parti del vostro comprensorio, nonostante le molte vicissitudini che il corso e lo stato delle acque hanno dovuto subire nel tempo, posso affermare a pieno titolo oggi più di ieri, che in Italia (e sfido chiunque a negarlo) non vi sia un comprensorio di pesca di tale vastità, dove dal pescatore al tocco, a colui che pesca a camolera a chi come il sottoscritto pesca a mosca si possa divertire.
Dopo tutto quello che è accaduto nel lontano disastro del 87, lo stato della fauna ittica oggi, nonostante le difficoltà d’ogni tipo che il corso d’acqua in discussione ha dovuto sopportare, e che vanno da quelle di carattere naturale, vedi cormorani, a quelle umane di carattere “costrittivo”, quali svasi o rilasci indesiderati, o addirittura di carattere giuridico, vedi norme promulgate da persone incompetenti che si professano amanti della natura tutelando volatili non autoctoni a discapito di specie ittiche che da sempre popolano queste acque, l’Adda con i suoi affluenti “si mantiene in forma”, raddrizzandosi in ogni circostanza, anche dopo piene che distruggerebbero chiunque, e parte di questo stato d’essere attuale si può additare al Vostro impegno.
Queste righe non vogliono essere come spesso accade, una critica ad una politica di gestione sui prezzi, anche se ogni anno noi moschisti vediamo rincarare il nostro permesso di pesca, ma vuole essere solo un ringraziamento sincero da parte di persone, che chi prima, chi dopo, hanno apprezzato il Vostro lavoro.
Questo ringraziamento, ritengo che Vi sia dovuto perché il Vostro lavoro, che spazia dall’effettuare semine periodiche, al mantenimento e proliferazione attraverso la creazione di centri ittiogenetici, di specie ittiche autoctone, oggi è reso ancora più difficile di prima, avendo ogni anno a che fare con una cultura radicata e molto difficile da scardinare, che vede ancora esistere il pensiero dove la cattura e il prendi e porta a casa è il fine principale del pescare a discapito della compagnia e del divertimento.
Il ringraziamento non è diretto solo al coordinatore, sig. Selva, che chissà quante volte il venerdì o il sabato vedendosi comparire sul suo cellulare il mio numero o quello d’altri pescatori che come me aspettano il sabato per pescare, si sarà detto “che stress”, ma a tutti, chi più chi meno, da colui che svolge tale compito nel tratto di Traona e che saluto, a chi invece con altrettanta passione controlla la parte alta del comprensorio e che aspetto per un saluto al Lago Viola prossimamente.
Esercitando la pesca da moltissimi anni, posso dire di aver avuto a che fare con molte persone, a volte scontrandomi anche contro politiche di tutela ed esercizio dello sport pesca poco chiare, in altri casi invece ritengo alcune chiarissime nel vero senso del termine, perché di benefico e chiaro per l’ambiente in quelle politiche di tutela delle acque non vi era nulla il molto denaro, di chi accecato per amore per questo sport in inverno percorre centinaia di Km alla caccia di qualche pinnuto........
.........ma le molte associazioni che fanno di queste politiche un vanto non hanno ancora capito che al “vero pescatore”, amante di questo sport, non interessa andare a casa con la soddisfazione di aver agganciato la trota di due chili, passata dalla vasca del giorno prima alla lama del giorno dopo, ma interessa più vedere anche dopo sacrifici durati anni, trotelle naturali, salmerini alpini e come sta accadendo per il temolo negli ultimi anni dopo i molti problemi contingenti, rivivere questi pennuti nel loro ambiente.
Questa mentalità, oggi ancora di più di ieri, posso confermare non può essere associata a chi come Voi salvaguarda la Valtellina (anche se qualche volta alcune decisioni a mio parere erano poco chiare), perché creazione di centri ittiogenetici, presenze massicce sul campo, politiche intense di difesa delle acque come le molte immissioni “corrette” di materiale adulto in determinate zone e non scellerati rilasci di novellame in zone inidonee, non possono proprio essere associate a quello che a pieno diritto definisco “deficienza di pesca”.
Non pretendo, essendo un moschista, che l’Adda in toto diventi zona no Kill o perché ho fatto il permesso No Kill PLUS, solo territorio del pescatore a mosca, perché immagino cosa possa significare lottare contro valligiani intransigenti, che vedono un aumento di 2 cm nella misura minima della preda o un allungamento di 10mt in + di una zona no kill, motivo per intavolare una battaglia, ma invito Voi e tutti coloro che amano la Valtellina ad andare avanti sulla strada intrapresa, anche se negli ultimi anni probabilmente dati alla mano sulle entrate dovute alle licenze non danno ragione all’impegno da Voi profuso.
Non voglio essere prolisso nelle mie parole, ma voglio a nome mio come a quello di “CAPOLARO MAURIZIO, BASANISI ANTONIO “ e di chi come me il sabato vive la pesca in Valtellina ringraziarVI ufficialmente sperando in un gradevole appuntamento con Voi sul fiume per un saluto.
Antonio Arnanno
REGIA