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Mosche
da pesca - La Casalinga di A. Rinaldin
A
cura di Antonio Rinaldin.

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UNA
CASALINGA....MOLTO ATTRAENTE Semplicissima al morsetto. Efficacissima in pesca. |
Tornando
con la memoria all’ inizio degli anni ’80, quando una vacanza
di pesca in Slovenia aveva ancora un pizzico di sapore pionieristico,
ricordo un pomeriggio di fine maggio sul Krka, splendido corso d’
acqua che scorre tra verdi colline a sud-est di Lubiana.Dopo aver pranzato all’ ombra di una veranda sulla riva del fiume, si attendeva che il sole calasse un po’ per riprendere a pescare. Questi intervalli venivano solitamente trascorsi al morsetto, per costruire quelle imitazioni che al momento giusto mancano sempre nella propria scatola. A quei tempi la reperibilità dei materiali da costruzione non era certo semplice come adesso e il “fai da te” era molto più spiccato nei costruttori. Vero fenomeno nel creare mosche con qualsiasi cosa le capitasse tra le mani, era l’ amico che mi accompagnava in quella circostanza. Ricordo che le sue imitazioni non erano mai molto curate, anzi…, ma vi garantisco che, una volta posate sull’ acqua, assumevano un aspetto realistico incredibile. Il cul de canard era da poco apparso in quei rari negozi che trattavano la pesca a mosca, con un prezzo che non consentiva certo di acquistarne in grandi quantità. L’ efficacia di questa piumetta era già ben nota a me e al mio compagno, tant’ è che custodivamo come una reliquia una bustina acquistata prima della nostra partenza. Figuratevi la gioia e l’ incredulità quando una leggera folata d’ aria sollevò dal pollaio accanto, che ospitava parecchie anatre, alcune piume di cul de canard, facendole posare, come per incanto, nei pressi del nostro tavolo. Proprio con una di quelle piume, vidi costruire per la prima volta quella mosca che, grazie alla sua semplicità di realizzazione, veniva chiamata “Casalinga”, presentatami dall’ amico come segue: amo curvo del 16; seta di montaggio grigia; piuma di cul de canard fissata per il calamo in prossimità della curva dell’ amo, attorcigliata e avvolta fino all’ occhiello, ribaltando indietro le fibre eccedenti formando la testina. Forse perché ancora troppo ancorato a dressing molto classici, quell’ imitazione di emergente mi lasciò inizialmente un po’ scettico, anche se l’ aspetto molto imitativo e la promettente galleggiabilità mi incuriosivano non poco. Quella stessa sera passai una buona mezz’ ora a lanciare inutilmente su una trota che, con moto quasi perpetuo, bollava formando grossi cerchi sull ‘acqua. Decisi di provare la “Casalinga” che avevo puntato al montone del gilet qualche ora prima. Lanciai con attenzione un paio di metri a monte del pesce. Ebbi appena un attimo per notare l’ aspetto molto imitativo dell’ imitazione posata sull’ acqua che, con una
bollata priva di ogni indugio, la trota la ingoiò. Era una fario
di quarantanove centimetri che liberai prontamente dalla mosca e, dopo
la foto di rito, rimisi subito in libertà. Da quella sera ho sempre
continuato ad usare questa imitazione, apportando però alcune modifiche
al dressing. Parto fissando la seta di montaggio in prossimità
dell’ occhiello senza recidere l’ eccedenza che lego fino
alla curva dell’ amo, dove fisso la piuma di cul de canard dalla
punta e non dalla base del calamo (foto1);
l’ avvolgo a spire larghe fino all’ occhiellofissando la con
un paio di giri di seta di montaggio (foto2);
a questo punto ribalto tutte le fibre della piuma momentaneamente in avanti,
cioè verso l’ occhiello (foto3),
altri due giri di bobinatore e con la seta lasciata in eccedenza all’
inizio formo l'anellatura passando tra le spire formate precedentemente
con il calamo della piuma, fino ad arrivare ancora a ridosso dell’
occhiello. Questa operazione, oltre a dare maggiore robustezza all’
artificiale, ci permette anche di avere corpi di diverse tonalità,
a seconda del colore della seta utilizzata (foto4).
Termino l’ imitazione ribaltando il ciuffo di fibre all’ indietro
e formando la testina con il nodo di chiusura (foto5).
I colori che consiglio per la seta sono i soliti oliva, marrone, cenere,
etc…La “Casalinga” è una mosca che non manca mai nelle mie scatole e ogni volta che la uso o la costruisco, ripenso sempre a quella vacanza di pesca in Slovenia, a quella fario di 49 centimetri e a quell’ amico che purtroppo non rivedo più da molto tempo. Anche lui è rimasto ingannato da una… casalinga, ma di natura completamente diversa da quella che mi presentò in quel lontano pomeriggio di fine maggio. Antonio Rinaldin Sequenza di montaggio |