Pescatorimoscalodi
Itinerari - Torrente Aniene
Fotoe testo di Fabrizio Bevilacqua

 

 

 

La maggior parte dei PAM italiani non sa quante sorprese riservi la provincia di Roma. Siamo abituati a ridurre l’intera regione alla presenza di questa città talmente ricca di storia da diventare fagocitante. Eppure, a pochi chilometri di distanza, lasciatisi indietro il traffico e i ritmi frenetici della capitale, la valle dell’Aniene è immersa in una natura incontaminata dalle atmosfere mistiche. Ed è qui che ci dirigiamo stamattina Mario ed io alla ricerca di angoli tranquilli in cui dedicarci al nostro sport preferito. Prendiamo il raccordo anulare in direzione della A 24 Roma-L’Aquila. Dopo circa 33 km di autostrada usciamo al casello di Vicovaro Mandela e prendiamo la Tiburtina Valeria, a sinistra, per Subiaco. Dopo una decina di chilometri, lasciato Roviano, imbocchiamo la via Sublacense. Ed è qui, lontano dalle grandi arterie di traffico, che comincia la nostra vera giornata di “vacanza”. È in luoghi come questi che si apprezza l’ingegno dell’uomo, la sua capacità di coniugare architettura e tecnica con la natura circostante. Anche qui è passata la storia – e che storia! – ma lo ha fatto senza nulla stravolgere. Ci avviciniamo a Subiaco, la cittadina in cui la tradizione vuole che sia nata Lucrezia Borgia, ma soprattutto il luogo in cui san Benedetto visse in eremitaggio prima di dare inizio alla fondazione di tanti monasteri. Forse lo ispirarono i luoghi o forse furono essi a essere ispirati da lui, fatto sta che a poco a poco ci si sente sempre più partecipi di questa atmosfera quasi mistica, di questa simbiosi con la natura e le pietre. Passato il paese, a 500 metri, troviamo sulla sinistra il bivio per Jenne. Per circa 200 metri ancora, ai due lati, ci accompagnano i ruderi della villa di Nerone. Al di sotto c’è il superstite dei tre laghetti voluti dall’imperatore: qui si dice che fosse solito pescare con una rete d’oro. Ancora 200 metri, poi di nuovo la strada si divide: da una parte si va verso Jenne paese e i monasteri di san Benedetto e santa Scolastica. Noi, invece, prendiamo la strada in discesa che porta all’incubatoio ittico della Provincia di Roma. Arrivati alla diga Enel di Scalelle, la strada si fa sterrata. Comincia un tratto di 2 km riservato alla pesca a mosca che parte dalla diga e termina circa 100 metri a valle della fonte del Piscicarello. Sono passate da poco le nove: è ora di parcheggiare. Inizia la “cerimonia” di vestizione: ci vestiamo con estrema attenzione, controllando ogni dettaglio dell’attrezzatura. A mano a mano i commenti e le battute si fanno più rari fino a cessare del tutto. Non è un silenzio scomodo, ma quasi religioso: immersi nella natura, se ne assapora il piacere e non occorrono parole, basta la presenza di un amico al lato che ripete come te gli stessi gesti silenziosi e attenti fatti tante altre volte. Siamo pronti. Scendiamo a fiume e stiamo lì tutta la mattinata. Procediamo lentamente nell’acqua e, mentre aspetto che qualche trota si decida a trovare di suo gradimento il peloso boccone preparato, non posso fare a meno di pensare che questo non è un fiume qualsiasi, che qui niente è “qualsiasi”. L’acqua è la vocazione di questa terra. Non a caso ci troviamo nel parco dei Monti Simbruini. Già “sub iimbribus” … sotto le piogge, acqua e ancora acqua. Avete mai bevuto, a Roma, da quella fontanella al lato del Campidoglio? “Aqua Marcia” recita l’iscrizione, acqua dell’Aniene portata a Roma già nel II sec. a.C.. Mentre lancio la mia mosca, non posso fare a meno di pensarci: sto pescando in quelle stesse acque in cui duemila anni fa soleva dilettarsi Nerone, in quelle stesse acque che, fra qualche chilometro, a Tivoli, formeranno la splendida cascata di Villa Gregoriana e alimenteranno le trecento bocche del viale delle Cento Fontane di Villa d’Este. Non è di poco conto anche per mantenere la pace familiare: per i parenti al seguito meno amanti della pesca o della natura c’è sempre la possibilità di trascorrere la giornata a Tivoli o a Subiaco e anche Roma è vicina. Ma intanto, ecco, la mia prima trota. La guardo, incerto. Poi la rimetto in acqua: “Oggi ho vinto io … lo sai, quando voglio, ti riprendo…”. A fine mattinata riprendiamo l’automobile, ci fermiamo alla Fonte del Piscicarello per bere l’acqua dell’Aniene – chi direbbe che a pochi chilometri da Roma quello stesso fiume che ormai inquinato confluisce nel Tevere offra acque così fresche e incontaminate? – continuiamo per l’incubatoio ittico provinciale – divieto di pesca per 300 metri prima e dopo – arriviamo al ponte della Mola Vecchia, ultimo punto di accesso per le automobili. Si chiama così per un antico mulino medievale di cui è visibile la mola restaurata. Siamo ormai arrivati all’ultima area picnic attrezzata, di recente costruzione, e al punto d’informazione del parco, non sempre aperto. Da qui si diramano diversi sentieri per il trekking o la bicicletta e da qui proseguiremo a piedi – i trasgressori sono puniti infatti con multe salate. Prima, però, ci concediamo una pausa: vino e panino con la porchetta. In una giornata così è perfetto!
E a questo punto facciamo un incontro tanto inatteso quanto gradito, “il signore dell’Aniene”, ovvero Rino Trivero. Alla maggior parte dei pescatori a mosca delle altre regioni d’Italia questo nome non dirà nulla, ma per noi romani è una istituzione, la chioccia che ha svezzato e catturato a questo sport buona parte di noi, sdoganando un ambiente considerato un po’ snob e non alla portata di tutti: “Una canna è una canna, un mulinello è un mulinello – è solito dire – La differenza la fanno… il manico, la scelta, la conoscenza e la pratica”. E in tutto ciò è molto pignolo. È lui il re dell’Aniene, conosce il fiume a palmo a palmo, lo ama profondamente e, soprattutto, ti insegna ad amarlo e a rispettarlo. Che occasione! Un picnic con un ospite insperato è ancora più piacevole e, durante la pausa, rompiamo anche la consegna del silenzio Terminato il pranzo, ci invita a proseguire con lui e a conoscere la parte più bella e incontaminata dell’Aniene, quella meno battuta, 5 km di fiume pescabile. Come dire di no? Veder pescare Rino Trivero è una esperienza in sé: pulizia dei movimenti, tecnica, stile impeccabile, un modo inconfondibile di effettuare la posa della mosca. Quello che affascina, però, è la sua capacità di ingannare anche la trota più “vissuta”. Ore spese bene: mentre con estrema naturalezza si addentra nel fiume e sembra concentrato nel lancio o nello studio della “preda”, non gli sfugge nulla di quello che fai. Ti segue, ti corregge, ti svela nuovi particolari e qualche segreto del fiume. Già, nonostante possieda una tecnica indubbiamente perfetta, la sua filosofia è piuttosto pratica: “La miglior mosca che esiste – ripete – non è quella che piace a noi, ma quella che piace alla trota”. E se ci pensi, ha ragione lui. Qui la fario gioca in casa, sei tu a doverti adattare, mettere nei suoi panni, sedurla, ammaliarla. Ed oggi, senza dubbio, Mario ed io stiamo imparando qualcosa di più su come abbindolarla. Intanto, inavvertitamente, ne abbiamo macinati di chilometri e catture… Il paesaggio è incantevole e il tempo passa in fretta: la Valle dell’Aniene presenta tante sfaccettature e ogni volta ti sorprende. Vegetazione variata, doline e grotte, boschi di faggi e querce e, in quota, flora di alta montagna. L’umidità fa crescere felci e muschi, ma, dove batte il sole, anche piante mediterranee. Non eravamo mai arrivati così lontano: dopo il Prato delle Api, con un delizioso ponticello di pietra dove una mucca cerca refrigerio nel fiume, abbiamo passato la Sorgente del Cerreto con una cascatella che si immette nell’Aniene, e continuato fino a un’altra sorgente che da una grotta sgorga direttamente sulla strada, formando cascatelle e zampilli. La chiamano la fonte del Cardellino e non so se sia per la presenza degli stessi o per la musica dell’acqua che saltella fra le rocce. Ormai siamo quasi alla fine del tratto pescabile, tanto vale arrivare in fondo, a Comunacque, confluenza del torrente Simbrivio, a sinistra, con l’Aniene. Finisce qui la provincia di Roma e comincia quella di Frosinone. Ci aspetta una bella camminata per ritornare fino alla macchina, ma la conversazione continua interessante e il tempo passa in fretta. Stasera, però, faremo tardi…

Dal Raccordo Anulare svincolo per A 24 Roma-L’Aquila
Uscita Vicovaro Mandela, km 33 circa dal casello di Roma
Si imbocca, a sinistra, la Tiburtina Valeria direzione Arsoli.
Dopo circa 10 km ci si immette, a destra, sulla via Sublacense per Subiaco.
Oltrepassato il paese, a 500 metri bivio per Jenne. Proseguire per 200 metri a destra e a sinistra i ruderi della villa di Nerone.
Ancora 200 metri circa, nuovo bivio. Una strada porta a Jenne paese e ai monasteri; si imboccherà la strada in discesa che conduce all’incubatoio ittico della Provincia di Roma.
Si arriva alla diga Enel di Scalelle. Da qui strada sterrata e, per due chilometri, tratto riservato alla pesca a mosca fino a 100 metri dopo la Fonte del Piscicarello (sorgente sulla sinistra; acqua potabile). A metà del tratto, prima area picnic attrezzata.
Dal Piscicarello, pesca libera. Dopo circa un chilometro, altra area picnic attrezzata.
Da qui a salire, divieto di pesca per circa 600 metri, prima e dopo l’incubatoio ittico.
Ponte della Mola Vecchia, ultima area picnic, punto informativo della Provincia, sentieri per trekking e bici, obbligo di lasciare le auto.
Da qui 5 chilometri di fiume pescabile in un paesaggio incontaminato. Punti di particolare interesse naturalistico: a circa 1,5 km il Prato delle Api; un km più su, Sorgente del Cerreto; a un km ancora, Acque del Cardellino. Il tratto termina a Comunacque, confluenza dell’Aniene e del Simbrivio. Confine fra la provincia di Roma e di Frosinone.

ATTREZZATURA CONSIGLIATA:
CANNE CORTE MAX 7’6”
PER CODE FINO ALLA 4

MOSCHE:
MOSCHE DA CACCIA: Royal Wulff ami dall 8 al 12
Stimulator ami dall 8 al 10
Sedge ami dall 8 al 12

March Brown amid all 10 al 14

 
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