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maggior parte dei PAM italiani non sa quante sorprese riservi la provincia
di Roma. Siamo abituati a ridurre l’intera regione alla presenza
di questa città talmente ricca di storia da diventare fagocitante.
Eppure, a pochi chilometri di distanza, lasciatisi indietro il traffico
e i ritmi frenetici della capitale, la valle dell’Aniene è
immersa in una natura incontaminata dalle atmosfere mistiche. Ed è
qui che ci dirigiamo stamattina Mario ed io alla ricerca di angoli tranquilli
in cui dedicarci al nostro sport preferito. Prendiamo il raccordo anulare
in direzione della A 24 Roma-L’Aquila. Dopo
circa 33 km di autostrada usciamo al casello di Vicovaro Mandela e prendiamo
la Tiburtina Valeria, a sinistra, per Subiaco. Dopo una decina di chilometri,
lasciato Roviano, imbocchiamo la via Sublacense. Ed è qui, lontano
dalle grandi arterie di traffico, che comincia la nostra vera giornata
di “vacanza”. È in luoghi come questi che si apprezza
l’ingegno dell’uomo, la sua capacità di coniugare architettura
e tecnica con la natura circostante. Anche qui è passata la storia
– e che storia! – ma lo ha fatto senza nulla stravolgere.
Ci avviciniamo a Subiaco, la cittadina in cui la tradizione vuole che
sia nata Lucrezia Borgia, ma soprattutto il luogo in cui san Benedetto
visse in eremitaggio prima di dare inizio alla fondazione di tanti monasteri.
Forse lo ispirarono i luoghi o forse furono essi a essere ispirati da
lui, fatto sta che a poco a poco ci si sente sempre più partecipi
di questa atmosfera quasi mistica, di questa simbiosi con la natura e
le pietre. Passato il paese, a 500 metri, troviamo sulla sinistra il bivio
per Jenne. Per circa 200 metri ancora, ai due lati, ci accompagnano i
ruderi della villa di Nerone. Al di sotto c’è il superstite
dei tre laghetti voluti dall’imperatore: qui si dice che fosse solito
pescare con una rete d’oro. Ancora 200 metri, poi di nuovo la strada
si divide: da una parte si va verso Jenne paese e i monasteri di san Benedetto
e santa Scolastica. Noi, invece, prendiamo la strada in discesa che porta
all’incubatoio ittico della Provincia di Roma. Arrivati alla diga
Enel di Scalelle, la strada si fa sterrata. Comincia un tratto di 2 km
riservato alla pesca a mosca che parte dalla diga e termina circa 100
metri a valle della fonte del Piscicarello. Sono passate da poco le nove:
è ora di parcheggiare. Inizia la “cerimonia” di vestizione:
ci vestiamo con estrema attenzione, controllando ogni dettaglio dell’attrezzatura.
A mano a mano i commenti e le battute si fanno più rari fino a
cessare del tutto. Non è un silenzio scomodo, ma quasi religioso:
immersi nella natura, se ne assapora il piacere e non occorrono parole,
basta la presenza di un amico al lato che ripete come te gli stessi gesti
silenziosi e attenti fatti tante altre volte. Siamo pronti. Scendiamo
a fiume e stiamo lì tutta la mattinata. Procediamo lentamente nell’acqua
e, mentre aspetto che qualche trota si decida a trovare di suo gradimento
il peloso boccone preparato, non posso fare a meno di pensare che questo
non è un fiume qualsiasi, che qui niente è “qualsiasi”.
L’acqua è la vocazione di questa terra. Non a caso ci troviamo
nel parco dei Monti Simbruini. Già “sub iimbribus”
… sotto le piogge, acqua e ancora acqua. Avete mai bevuto, a Roma,
da quella fontanella al lato del Campidoglio? “Aqua Marcia”
recita l’iscrizione, acqua dell’Aniene portata a Roma già
nel II sec. a.C.. Mentre lancio la mia mosca, non posso fare a meno di
pensarci: sto pescando in quelle stesse acque in cui duemila anni fa soleva
dilettarsi Nerone, in quelle stesse acque che, fra qualche chilometro,
a Tivoli, formeranno la splendida cascata di Villa Gregoriana e alimenteranno
le trecento bocche del viale delle Cento Fontane di Villa d’Este.
Non è di poco conto anche per mantenere la pace familiare: per
i parenti al seguito meno amanti della pesca o della natura c’è
sempre la possibilità di trascorrere la giornata a Tivoli o a Subiaco
e anche Roma è vicina. Ma intanto, ecco, la mia prima trota. La
guardo, incerto. Poi la rimetto in acqua: “Oggi ho vinto io …
lo sai, quando voglio, ti riprendo…”. A fine mattinata riprendiamo
l’automobile, ci fermiamo alla Fonte del Piscicarello per bere l’acqua
dell’Aniene – chi direbbe che a pochi chilometri da Roma quello
stesso fiume che ormai inquinato confluisce nel Tevere offra acque così
fresche e incontaminate? –
continuiamo per l’incubatoio ittico provinciale – divieto
di pesca per 300 metri prima e dopo – arriviamo al ponte della Mola
Vecchia, ultimo punto di accesso per le automobili. Si chiama così
per un antico mulino medievale di cui è visibile la mola restaurata.
Siamo ormai arrivati all’ultima area picnic attrezzata, di recente
costruzione, e al punto d’informazione del parco, non sempre aperto.
Da qui si diramano diversi sentieri per il trekking o la bicicletta e
da qui proseguiremo a piedi – i trasgressori sono puniti infatti
con multe salate. Prima, però, ci concediamo una pausa: vino e
panino con la porchetta. In una giornata così è perfetto!
E a questo punto facciamo un incontro tanto inatteso quanto gradito, “il
signore dell’Aniene”, ovvero Rino Trivero. Alla maggior parte
dei pescatori a mosca delle altre regioni d’Italia questo nome non
dirà nulla, ma per noi romani è una istituzione, la chioccia
che ha svezzato e catturato a questo sport buona parte di noi, sdoganando
un ambiente considerato un po’ snob e non alla portata di tutti:
“Una canna è una canna, un mulinello è un mulinello
– è solito dire – La differenza la fanno… il
manico, la scelta, la conoscenza e la pratica”. E in tutto ciò
è molto pignolo. È lui il re dell’Aniene, conosce
il fiume a palmo a palmo, lo ama profondamente e, soprattutto, ti insegna
ad amarlo e a rispettarlo. Che occasione! Un picnic con un ospite insperato
è ancora più piacevole e, durante la pausa, rompiamo anche
la consegna del silenzio Terminato il pranzo, ci invita a proseguire con
lui e a conoscere la parte più bella e incontaminata dell’Aniene,
quella meno battuta, 5 km di fiume pescabile. Come dire di no? Veder pescare
Rino Trivero è una esperienza in sé: pulizia dei movimenti,
tecnica, stile impeccabile, un modo inconfondibile di effettuare la posa
della mosca. Quello che affascina, però, è la sua capacità
di ingannare anche la trota più “vissuta”. Ore spese
bene: mentre con estrema naturalezza si addentra nel fiume e sembra concentrato
nel lancio o nello studio della “preda”, non gli sfugge nulla
di quello che fai. Ti segue, ti corregge, ti svela nuovi particolari e
qualche segreto del fiume. Già, nonostante possieda una tecnica
indubbiamente perfetta, la sua filosofia è piuttosto pratica: “La
miglior mosca che esiste – ripete – non è quella che
piace a noi, ma quella che piace alla trota”. E se ci pensi, ha
ragione lui. Qui la fario gioca in casa, sei tu a doverti adattare, mettere
nei suoi panni, sedurla, ammaliarla. Ed oggi, senza dubbio, Mario ed io
stiamo imparando qualcosa di più su come abbindolarla. Intanto,
inavvertitamente, ne abbiamo macinati di chilometri e catture… Il
paesaggio è incantevole e il tempo passa in fretta: la Valle dell’Aniene
presenta tante sfaccettature e ogni volta ti sorprende. Vegetazione variata,
doline e grotte, boschi di faggi e querce e, in quota, flora di alta montagna.
L’umidità fa crescere felci e muschi, ma, dove batte il sole,
anche piante mediterranee. Non eravamo mai arrivati così lontano:
dopo il Prato delle Api, con un delizioso ponticello di pietra dove una
mucca cerca refrigerio nel fiume, abbiamo passato la Sorgente del Cerreto
con una cascatella che si immette nell’Aniene, e continuato fino
a un’altra sorgente che da una grotta sgorga direttamente sulla
strada, formando cascatelle e zampilli. La chiamano la fonte del Cardellino
e non so se sia per la presenza degli stessi o per la musica dell’acqua
che saltella fra le rocce. Ormai siamo quasi alla fine del tratto pescabile,
tanto vale arrivare in fondo, a Comunacque, confluenza del torrente Simbrivio,
a sinistra, con l’Aniene. Finisce qui la provincia di Roma e comincia
quella di Frosinone. Ci aspetta una bella camminata per ritornare fino
alla macchina, ma la conversazione continua interessante e il tempo passa
in fretta. Stasera, però, faremo tardi…
Dal Raccordo Anulare
svincolo per A 24 Roma-L’Aquila
Uscita Vicovaro Mandela, km 33 circa dal casello di Roma
Si imbocca, a sinistra, la Tiburtina Valeria direzione Arsoli.
Dopo circa 10 km ci si immette, a destra, sulla via Sublacense per Subiaco.
Oltrepassato il paese, a 500 metri bivio per Jenne. Proseguire per 200
metri a destra e a sinistra i ruderi della villa di Nerone.
Ancora 200 metri circa, nuovo bivio. Una strada porta a Jenne paese e
ai monasteri; si imboccherà la strada in discesa che conduce all’incubatoio
ittico della Provincia di Roma.
Si arriva alla diga Enel di Scalelle. Da qui strada sterrata e, per due
chilometri, tratto riservato alla pesca a mosca fino a 100 metri dopo
la Fonte del Piscicarello (sorgente sulla sinistra; acqua potabile). A
metà del tratto, prima area picnic attrezzata.
Dal Piscicarello, pesca libera. Dopo circa un chilometro, altra area picnic
attrezzata.
Da qui a salire, divieto di pesca per circa 600 metri, prima e dopo l’incubatoio
ittico.
Ponte della Mola Vecchia, ultima area picnic, punto informativo della
Provincia, sentieri per trekking e bici, obbligo di lasciare le auto.
Da qui 5 chilometri di fiume pescabile in un paesaggio incontaminato.
Punti di particolare interesse naturalistico: a circa 1,5 km il Prato
delle Api; un km più su, Sorgente del Cerreto; a un km ancora,
Acque del Cardellino. Il tratto termina a Comunacque, confluenza dell’Aniene
e del Simbrivio. Confine fra la provincia di Roma e di Frosinone.
ATTREZZATURA CONSIGLIATA:
CANNE CORTE MAX 7’6”
PER CODE FINO ALLA 4
MOSCHE:
MOSCHE DA CACCIA: Royal Wulff ami dall 8 al 12
Stimulator ami dall 8 al 10
Sedge ami dall 8 al 12
March Brown amid all 10 al 14
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