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Col
sopraggiungere della calda stagione, soprattutto nelle ore centrali del
giorno, i nostri fiumi non sembrano più avere quel fascino proprio
del periodo primaverile quando, il risveglio degli insetti, il fiorire
di molte essenze e la contemporanea riproduzione di molte specie di pesci
(in particolare i ciprinidi), sembrano animare le acque in un concerto
di vita. Al contrario il sole perpendicolare e rovente, eliminando anche
l’ombra del più sottile stelo d’erba, schiaccia e avvolge
tutto con un assordante silenzio, caldo e soffocante. Le acque perdono
la loro freschezza ed imponenza, assomigliando più a lente ed agonizzanti
lingue di sostanze vischiose che si addensano ad ogni evoluzione. L’aria
ferma e pregna d’umidità attanaglia i polmoni soffocando
il respiro. ![]() La situazione imporrebbe di rifugiarsi all’ombra di qualche fresco salice a sorseggiare qualcosa di ghiacciato, ma come rinunciare a quell’ unica giornata di pesca e buttar via quelle poche preziose ore che inevitabilmente ci riporteranno, prima o poi, a fare i conti con gli impegni quotidiani. D’altro canto quei pochi pesci che coraggiosamente affrontano il fiume, se ne stanno adagiati sul letto nelle zone più profonde dove l’acqua rimane più fresca e per nessun motivo al mondo sembrano interessati a cosa succede in superficie. Sperare in qualche schiusa è impensabile, se non a tarda sera e quei pochi insetti in attività si aggirano furtivi tra le fitte ramaglie degli alberi. Non resta quindi che tentare di attirare l’attenzione dei pesci con qualche imitazione di terrestre. Ma cosa sono i terrestri o meglio, cosa si intende nella pesca a mosca per terrestri? Col termine terrestri intendiamo tutti quegli ordini di insetti che, pur non dipendendo strettamente per il loro ciclo biologico dall’ambiente acquatico, molto spesso ed il più delle volte accidentalmente finiscono in acqua. Visto che nel periodo estivo molte specie di pesci sfruttano il sottoriva o gli alberi spioventi sui corsi d’acqua per cercare riparo e conforto dal caldo, non è affatto improbabile che l’imitazione di un’ape, una vespa o un maggiolino, se presentate bene, spingano la nostra preda ad un pasto “fuori orario”. Analizziamo dunque, un po’ più in dettaglio, quali sono gli ordini di insetti che più rappresentano il gruppo dei terrestri e quali sono le loro caratteristiche più importanti, al fine di fornire al lettore gli strumenti necessari per poterli facilmente distinguere via via che farà il loro incontro sulle rive dei fiumi. |
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ORTOTTERI |
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| Nel
caso la riva del corso d’acqua sul quale ci si trovi a pescare sia
circondata da dei prati, oppure essa stessa sia ricoperta da erba non
è inusuale imbattersi in grilli e cavallette. Essi sono rappresentanti
dell’ordine degli Ortotteri, così chiamati
per la rigidità delle ali anteriori. Al di la del nome tutti sanno
riconoscere un grillo, la loro caratteristica principale è di avere
le zampe posteriori molto più lunghe e potenti delle altre due
pai a
al fine di facilitare il loro caratteristico sistema di fuga rappresentato
dal salto.In molte specie le ali sono ridotte o assenti, ma quando presenti, le anteriori sono dure e, ricoprendo le posteriori membranose, sono poste a riposo lungo le facce laterali del corpo. Gli Ortotteri non sono dei grandi volatori, al più possono compiere brevi voli atti ad aumentare la distanza di fuga. Il colore di questi insetti non è mai vistoso, variando dal verde al marrone attraverso le caratteristiche tonalità dell’erba esposta all’arsura estiva. La maggior parte delle specie europee ha un ciclo vitale che si esaurisce in un anno; gli adulti muoiono in autunno dopo aver deposto le uova nel terreno, dove rimarranno fino alla successiva primavera. L’alimentazione è prevalentemente vegetariana pur non mancando alcune specie carnivore. Il caratteristico canto dei grilli è dato dalla stridulazione, ossia avviene per mezzo dello sfregamento di parti del corpo. Inoltre quello degli ortotteri è uno dei pochi ordini i cui rappresentanti sono dotati di organi uditivi situati alla base dell’addome e sulle zampe anteriori. |
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COLEOTTERI |
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| Quello
dei Coleotteri è l’ordine che conta il maggior
numero di specie, solo in Italia ve ne sono più di 10.000. Anche
per quanto riguarda le dimensioni i numeri si sprecano, andando dai 5
cm del nostro Cervo volante (Lucanus cervus) fino ai 0,5 mm delle
specie più piccole. Il termine Coleottero si riferisce al fatto
che il primo paio di ali ( Elitre ), non più coinvolte nel volo,
è diventato rigido e coriaceo fungendo quindi da astuccio protettivo
per il secondo, al quale invece sono deputate le normali funzioni. La
robustezza acquisita con tale adattamento consente ai coleotteri di vivere
praticamente ovunque, sotto i sassi, tra le lettiere di foglie, nelle
fessure degli alberi e anche in acqua dove le elitre, trattenendo bollicine
d’aria, garantiscono la scorta di ossigeno necessaria all’esplorazione
di tale ambiente. |
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Anche
per quanto riguarda l’alimentazione i Coleotteri si sono dimostrati
molto adattabili, infatti non esiste sostanza naturale che essi non siano
in grado di sfruttare come alimento, passando dai predatori, ai fitofagi
( che si nutrono di vegetali ), ai coprofagi ( che si nutrono di escrementi
), ai parassiti ed ai succhiatori, ma anche mobili (tarli) e tappeti non
vengono risparmiati. La forma dei Coleotteri si può, tutto sommato, definire omogenea tra le specie, infatti la maggior parte di essi presentano un grosso capo robusto e con potenti mascelle, un pronoto molto sviluppato e le due elitre che, unite saldamente, ricoprono tutto l’addome formando un vero e proprio scudo. Fa eccezione però la famiglia dei Curculionidi, facilmente riconoscibile dal lungo “muso” a punta atto a perforare le pareti vegetali. |
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| E’
facilmente comprensibile che un ordine così vasto e caratterizzato
da così tanti adattamenti, mostrerà altrettante innumerevoli
sfumature morfologiche e risulterebbe quindi impossibile passarle tutte
in rassegna; da qui la scelta di limitare la descrizione ai sopraccitati
caratteri essenziali. L’unica raccomandazione è di non compiere
il frequente errore di confonderli con gli Eterotteri (cimici ), aventi
il primo paio di ali metà coriaceo e metà membranoso e con
gli scarafaggi ( ordine Dictyoptera ), dei quali per altro non tratteremo. Direi che a fini alieutici l’attenzione vada concentrata sulla famiglia dei Coccinellidi rappresentata da tutte le coccinelle dai più svariati colori, la famiglia dei Carabidi che anche se non risultano strettamente legati all’acqua, in quanto instancabili camminatori, potrebbero accidentalmente finirci dentro, la famiglia dei Cerambicidi amanti dei fiori che sbocciano lungo le rive dei corsi d’acqua, ed infine la famiglia dei Curculionidi i quali, proprio per l’abitudine alimentare fitofaga sono soliti frequentare gli alberi che, se spioventi sull’acqua, non è escluso possano offrire uno spuntino occasionale. |
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EMITTERI |
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L’ordine
degli Emitteri si suddivide in due sottordini quello degli Eterotteri
e quello degli Omotteri, entrambi di interesse alieutico. Il termine superiore di Emitteri è affiancabile, come origine, a quello inerente il sottordine degli Eterotteri, in quanto il significato di quest’ultimo va ricercato nella caratteristica propria di questi insetti di cui parlavamo prima, ossia il fatto di possedere il primo paio di ali metà coriaceo e metà membranoso. Al sottordine Eterotteri fanno capo le comuni cimici, gli scorpioni d’acqua ( Nepa cinerea) e i “ragni d’acqua” ( Gerris lacustris ). Ovviamente a questi si affiancano altre decine di famiglie e centinaia di specie, però, soprattutto tra quelle somiglianti alla comune cimice, le differenze morfologiche sono minime, diversificandosi giusto per la moltitudine di colorazioni. |
| Al
di la di ciò i caratteri distintivi del sottordine sono la già
citata composizione alare ed il lungo rostro a forma di pungiglione, proprio
di questi insetti i quali risultano tutti essere dei succhiatori. Normalmente,
in posizione di riposo, il pungiglione è rivolto all’indietro
lungo la parte ventrale del torace. Altra peculiarità delle cimici
è il caratteristico e sgradevole odore rilasciato in caso di pericolo,
nonostante ciò questi insetti rimangono molto apprezzati da molti
predatori costituendo, a volte, componente predominante della loro alimentazione.
Essendo molte specie parassiti delle piante sarà capitato ai più
di vedere colonie di cimici sui rami degli alberi o sui fusti delle sterpaglie
più alte ed avrà inoltre notato alcuni individui talmente
diversi per forma, colore e dimensioni da sembrare addirittura tutt’altra
specie. In realtà, trattandosi questi di insetti a sviluppo emimetabolo,
è molto probabile che vi siate trovati di fronte ai loro stadi
giovanili. Comunque, per le loro abitudini, è molto probabile che
un’ Eterottero caschi in acqua da un ramo, andando ad aggiungersi
alla lista dei menù alternativi. |
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Il
sottordine degli Omotteri, il cui nome si riferisce al
fatto che essi non hanno le ali anteriori divise in due parti, ma risultano
essere o interamente membranose o interamente indurite ( mai come quelle
dei coleotteri ), è molto dissimile da quello degli Eterotteri
e l’appartenenza allo stesso ordine è dovuta solo alla comune
forma dell’apparato boccale. Il capo degli Omotteri è fortemente
inclinato verso il basso, il protorace è piccolo riducendosi ad
una sorta di “collare”, ma la caratteristica più importante
è la posizione delle ali a riposo che, al contrario degli eterotteri
in cui sono piatte sul dorso, qui formano una specie di tetto sopra il
corpo. |
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| Anch’essi
sono succhiatori arrivando però a costituire dei veri e propri
flagelli per le coltivazioni, infatti a questo sottordine appartengono
i ben noti afidi. Anche le cicale sono Omotteri. Di interesse Alieutico
possono essere alcuni rappresentanti della famiglia dei Cicadellidi
tra cui quei minuscoli “grilletti” verdi che saltano abbondanti
lungo le rive dei corsi d’acqua. Durante le mie esplorazioni di
campo ho riscontrato la presenza anche di Cercopis vulnerata,
un Cercopidae. |
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| IMENOTTERI |
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Anche
l’ordine degli Imenotteri si suddivide in due sottordini
il primo dei quali, ossia quello dei Symphyta, citiamo
giusto per completezza. Più importante risulta invece il sottordine
degli Apocrita
che comprende le ben note vespe, api, calabroni, bombi e formiche; il
nome Imenotteri è dato dal fatto che questi insetti, a parte ovviamente
le formiche, sono caratterizzati dal possedere due paia d’ali completamente
membranose, tenute unite grazie a dei piccoli uncini, detti amuli, presenti
sul bordo anteriore dell’ala posteriore. Molti ditteri possono a
prima vista essere confusi con api o vespe soprattutto per quanto riguarda
la colorazione, da un’attenta osservazione, però, si possono
facilmente distinguere i due ordini dal fatto che quello dei ditteri è
caratterizzato dal possedere solo un paio d’ali. Gli Imenotteri
sono talmente legati alla società umana, basti pensare alle api
ed al loro miele, oppure alle decine di volte che siamo stati punti da
una vespa mentre ci si contendeva un bel fico maturo, che ritengo superfluo
dilungarmi in ulteriori discorsi. Inoltre, a parte forse il calabrone,
tutti gli altri componenti questo gruppo risultano avere un ruolo dominante
nell’universo terrestri, quindi altrettanto ovvia è la loro
importanza ai fini della pesca a mosca. |
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DITTERI |
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Parlando
di ditteri tutti i pescatori a mosca non possono non pensare ai ben noti
Chironomidi; croce e delizia di tante battute di pesca
per la loro dimensione al limite del visibile, essi rappresentano comunque
parte preponderante se non dominante dell’alimentazione di molti
pesci; basti pensare che molti Acipenseridi, tra cui il nostro storione
comune, basano la loro alimentazione pro prio
su questi minuscoli macroinvertebrati. Ciò lo si deve al fatto
che trattandosi di organismi poco esigenti nei confronti della qualità
dell’acqua, risultano abbondanti in qualsiasi ambiente, arrivando
persino a rappresentare la specie dominante nei casi di forte inquinamento.
All’ordine dei ditteri appartengono anche altre famiglie quali Tipulidi
e Tabanidi che comunque presentano sempre un ciclo biologico
strettamente legato all’acqua e come tali non classificabili tra
i terrestri.Terrestri possono invece essere considerate le numerose famiglie di mosche appartenenti al sottordine dei Ciclorrafi , ad esso appartengono tutte quelle mosche che siamo soliti veder volare nei campi, negli orti e nelle nostre case. Il carattere distintivo dei Ditteri, come già detto, è quello di possedere un solo paio di ali, da qui il nome dittero ossia con due ali. Il secondo paio si è trasformato in una struttura particolare detta bilancere. Questi, in numero di due, sono strutture a forma di spillo che sporgono dal torace e durante il volo vibrano contemporaneamente alle ali, ma a causa della loro estremità pesante, continuano a vibrare sullo stesso piano anche quando l’insetto cambia direzione; questa staticità viene percepita da cellule sensoriali che, tramite stimoli nervosi, informano l’animale del cambiamento di direzione ed in conseguenza di ciò l’insetto può effettuare le correzioni necessarie. I bilanceri funzionano quindi da stabilizzatori. |
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| L’importanza
di identificare i ditteri dal numero di ali risiede nel fatto che molti
di essi sono caratterizzati da colorazioni molto particolari che li portano
a rassomigliare in modo impressionante a insetti pericolosi quali vespe
o api. Questo adattamento prende il nome di mimetismo batesiano
e consiste nell’adottare, da parte di specie innocue, colorazione
e forma tipica di specie pericolose o non commestibili. Il vantaggio acquisito
dall’imitatore da questo fenomeno è ovvio: assomigliare a
specie pericolose o tossiche riduce, se non elimina, le probabilità
di essere predati, in quanto i potenziali predatori non lo riconoscono
come preda edibile ma come potenziale pericolo ed evitano quindi di catturarlo.
Questa è la caratteristica delle specie appartenenti alla famiglia
dei Syrphidae che è comune veder volare vicino
ai fiori, fermi sul posto con rapidissimi battiti d’ali. Oppure,
sempre tra i Syrphidae le specie del genere Volucella che con
la loro colorazione imitano alla perfezione api e bombi. Al sottordine dei Ciclorrafi appartengono altre famiglie quali i Sarcophagidae, a cui appartengono le varie specie di mosca della carne e la famiglia dei Muscidae rappresentata dalla comune Musca domestica a tante altre mosche molto comuni. A questi pochi esempi si affiancano una moltitudine di altra famiglie e specie, ma come al solito elencarle tutte sarebbe impresa ardua e al di fuori dei limiti dei nostri obbiettivi. Nonostante ciò tutti gli esempi fatti possono essere spunto per qualche imitazione da tenere nella scatola, pronta per ogni evenienza. |
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LEPIDOTTERI |
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| A
questo ordine appartengono tutte le farfalle diurne e notturne che siamo
soliti veder volare sui fiori e nei campi. Il termine Lepidotteri
si riferisce al fatto che questi insetti presentano la superficie delle
ali ricoperta da minuscole scagli embricate come le tegole di un tetto.
Soprattutto per quanto riguarda le forme notturne, data la loro abitudine
a ripiegare la ali a “tetto spiovente”, può capitare
di confonderle con i Tricotteri, dai quali però si distinguono
per il fatto di possedere la spiritromba. Questa consiste in un apparato
boccale modificato atto a succhiare il nettare dai fiori, unica fonte
di sostentamento per lo stadio immaginale; facilmente riconoscibile in
quanto viene mantenuta, a riposo, a vvolta
a spirale sotto il capo. Tutti, almeno una volta, hanno potuto apprezzare
la meraviglia dei colori di una farfalla diurna, mentre più elusive
risultano essere quelle notturne. Esse infatti, tranne rare eccezioni,
sono solite muoversi di notte, mentre di giorno amano sostare riparate
tra le pieghe delle corteccie o appese agli steli d’erba posti più
in ombra. Per gli stadi alati l’interesse alieutico può risultare
scarso, forse le poche imitazioni di farfalle notturne possono facilmente
essere rappresentate da quelle di Tricotteri generici. Ben più
importante risulta invece lo stadio larvale. Le farfalle infatti, rappresentano
forse il più emblematico esempio di insetti a sviluppo olometabolo,
passando per gli stadi di bruco – pupa – adulto. I bruchi
dei Lepidotteri sono facilmente distinguibili per essere caratterizzati
da un capo ben sviluppato, tre paia di zampe toraciche e generalmente
cinque paia di false zampe carnose sui segmenti 3-6 e 10 dell’addome.
Il compito delle false zampe è quello di mantenere saldamente aggrappato
il bruco al substrato. |
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| L’alimentazione
dei bruchi è prevalentemente composta dalla parte membranosa
delle foglie, arrivando a rosicchiarle fino a lasciare solo la nervatura
centrale, più coriacea. Il pericolo più grande per un
bruco è la predazione, perciò i sistemi di |
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